La vita dell’essere umano e il tessuto urbano sono due forze che si scontrano continuamente. Da questo scontro si generano microeventi di quotidianità, situazioni, momenti. Interrogandomi sulla conoscibilità delle cose e sul nostro sguardo rispetto ad esse, provo a documentare ciò che al nostro sguardo sfugge, ciò che viene annullato dal nostro pensiero calcolante e dalle modalità automatiche in cui viviamo lo spazio. Il Teatro Continuo, opera che Alberto Burri aveva progettato per la Triennale di Milano nel 1973, a seguito della demolizione, viene restituita alla città nel 2015. Il teatro, situato in un traguardo ideale che attraversa il Parco, tra l’Arco della Pace e il Castello Sforzesco, è a completa disposizione della comunità. Il lavoro documenta la ricostruzione del teatro fino alla sua completa installazione, mostrandoci i volti e i corpi in movimento di chi ha partecipato attivamente ai lavori in corso: si va in scena. Il palcoscenico torna ad appartenere simbolicamente alla città, è un palcoscenico popolare che invita ad agire la vita nel rapporto con il tessuto urbano. Circoscrivendo l’azione di chi lo calca, esso trasforma ogni persona in figura scenica e ogni semplice azione in gesto esemplare, destinato a drammatizzare lo spazio. In questo modo il Teatro Continuo, come la fotografia, avvalora il protagonismo individuale e sociale e consente una riscoperta del significato dei ruoli e dei gesti di ognuno.